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Amanti

Tre ore rubate a un pomeriggio di giovedì

Raccontato da Lei, 41 anni · Roma sud

Per un anno e mezzo siamo stati due persone che si nascondono male: parcheggi periferici, ore contate, la paura di incrociare qualcuno mentre esci da un posto che non sai nemmeno com'è fatto dentro.

Poi abbiamo cambiato metodo. Giovedì pomeriggio, cinquanta minuti di macchina da Roma sud, cancello, parcheggio interno che dalla strada non si vede. La prima volta sono rimasta ferma in auto due minuti a chiedermi cosa stessi facendo. Poi sono scesa.

Il pomeriggio lì è un'altra cosa rispetto alla notte: c'è il sole, l'acqua, la musica bassa, gente che legge sui lettini. Sembra un piccolo resort, e questo è esattamente il punto: non ci sentivamo più due che si nascondono, ma due che si erano regalati un pomeriggio.

Ci siamo baciati per la prima volta senza guardarci intorno prima. Sembra una banalità: per due amanti è quasi tutto. La sua mano sulla schiena bagnata, la mia bocca sul suo collo, e nessuno che ci degnasse di uno sguardo di troppo.

Il bordo piscina, il lettino all'ombra, un asciugamano, tre ore in cui non abbiamo guardato il telefono nemmeno una volta — anche perché lì il telefono si lascia all'ingresso, ed è la cosa più liberatoria di tutte.

Poi la camera, l'aria condizionata, le persiane accostate e la certezza che quella porta non l'avrebbe aperta nessuno.

Alle otto ero di nuovo in macchina con i capelli ancora umidi e la faccia di chi è stata al mare. Ed è esattamente quello che dico, quando qualcuno me lo chiede.

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