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Guardoni

Il guardone che non sapeva di esserlo

Raccontato da Andrea, 38 anni · Latina

Non l'ho mai detto a nessuno, ma quello che mi ha sempre acceso non è tanto fare: è vedere. Per anni l'ho vissuta come una cosa storta, di quelle che ti tieni per te.

La prima serata mi sono seduto in un angolo del giardino, con un negroni, deciso a farmi i fatti miei. C'era una coppia sui divanetti sotto le luci basse. Lei mi ha visto. E invece di girarsi dall'altra parte, ha sorriso.

Poi ha detto una frase che non mi dimentico: «Puoi restare, se ti va. Ma da lì». Regole chiare, distanza chiara, gioco chiaro. Non ho toccato niente e nessuno per tutta la sera, eppure non ricordo molte serate così intense.

È questa la parte che chi non frequenta non capisce: il voyeurismo qui non è di nascosto. È un patto. Uno guarda perché l'altro ha detto sì, e l'altro si sente più libero proprio perché sa di essere guardato.

Torno quasi sempre il giovedì e la domenica, quando l'area esterna è aperta e la luce è quella giusta. Ho smesso di considerarlo un difetto. È solo il modo in cui funziono io.

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