Single & Single
Un lento che di lento non aveva niente
Raccontato da Alessio, 34 anni · Terracina
La sala da ballo, dopo l'una, cambia faccia. Le luci si abbassano di un tono, la musica rallenta, e la gente smette di ballare per iniziare a fare un'altra cosa che continuiamo a chiamare ballare per educazione.
Lei l'avevo notata prima, in giardino: capelli scuri, tacchi che a un certo punto aveva tolto e portava in mano. Mi ha preso per il polso senza dire niente e mi ha tirato in mezzo alla pista.
Il primo minuto è stato imbarazzante, come sempre. Poi mi ha messo le braccia intorno al collo e la distanza è sparita. Sentivo il suo respiro sulla clavicola, la sua mano che scendeva dalla nuca alla schiena, e la mia che chiedeva permesso restando ferma sul fianco.
Mi ha detto una cosa sola, all'orecchio, per farsi sentire sopra la musica. Non era una frase da film: era diretta, e mi ha fatto perdere il tempo del passo.
Abbiamo ballato per venti minuti che sembravano molto di più, con le luci rosse che passavano addosso e con quel modo di stare vicini in cui ogni movimento è una domanda e ogni risposta arriva col corpo.
Poi il corridoio, la porta, il silenzio dall'altra parte. Fine del racconto pubblico.
Quello che voglio dire a chi legge e pensa che sia difficile: non serve essere il più bello della sala. Serve saper aspettare, non insistere mai, e capire quando è l'altra persona a fare il passo.
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