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Coppia & Single

La terza persona: quando abbiamo invitato lui

Raccontato da Alessia e Giorgio · Cisterna di Latina

La fantasia era sua, di Alessia, ed è arrivata una notte d’inverno con la frase più pericolosa del mondo: «posso dirti una cosa senza che ti arrabbi?».

Non mi sono arrabbiato. Mi sono spaventato, questo sì. Ci abbiamo messo un anno, tante conversazioni e tre regole scritte davvero, sul serio, su un foglio: si sceglie insieme, ci si ferma quando uno dei due lo dice, e a fine serata si parla di tutto.

L’abbiamo conosciuto al bar, non online. Questa è la parte che consiglio a tutti: vederselo davanti prima, parlarci un’ora, capire se è una persona o un problema. Lui era una persona. Educato, ironico, uno che ascolta.

Alessia ha guidato tutta la serata, dal primo all’ultimo minuto. Io ho scoperto una cosa su di me che non sapevo: guardarla desiderata da un altro non mi ha tolto niente. Mi ha ricordato perché dieci anni fa non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso.

Il momento più intenso non è stato quello che immaginate. È stato quando lei, a un certo punto, mi ha cercato con lo sguardo. Non per permesso: per condivisione. Eravamo noi due, con un ospite.

Abbiamo parlato fino alle cinque del mattino, in cucina, con la stessa fame di quando ci siamo conosciuti. Non lo facciamo spesso — forse quattro volte in due anni. Ma da allora, tra noi, non c’è più niente di non detto.

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