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Single & Single

La notte in cui ho imparato ad aspettare

Raccontato da Davide, 39 anni · Aprilia

Fino ai trentacinque anni ho fatto tutto sbagliato. Le chat, i messaggi alle due di notte, quel modo di insistere che a un certo punto ti sembra normale perché lo fanno tutti. Arrivavo alle serate come si arriva a una gara: con l'idea di dover portare a casa qualcosa.

Quella sera invece ero entrato senza nessun piano. Venerdì, dopo una settimana di lavoro pesante, e la sola voglia di stare in un posto dove nessuno mi chiedesse niente. Ho ordinato un negroni, mi sono appoggiato al bancone e ho passato la prima ora ad ascoltare.

Lei era arrivata con un'amica. Vestito verde scuro, capelli tirati indietro, un modo di ridere che riempiva mezza sala. Non l'ho avvicinata. È stata la cosa più intelligente che abbia fatto in vita mia.

L'ho incontrata per caso in giardino, mezz'ora dopo, mentre fumava senza fumare — teneva la sigaretta tra le dita e la guardava. Ho detto una frase banalissima sul freddo. Lei ha risposto una frase banalissima sull'inverno. Abbiamo parlato quaranta minuti di tutto tranne che di sesso.

A un certo punto mi ha chiesto: «Tu cosa cerchi qui?». Le ho detto la verità, che non lo sapevo. Ha sorriso e ha detto: «Meglio così. Gli altri lo sanno troppo».

Siamo rientrati. Ha ballato con la sua amica, io sono rimasto al bancone. L'ho vista dire no a due persone e l'ho vista farlo senza doversi giustificare, e ho capito quanto sia diverso un posto dove il no non ha conseguenze.

Alle due è tornata da me e mi ha preso la mano. Nient'altro: la mano. Ci siamo seduti in un divanetto laterale, il tipo di posto dove la musica arriva attutita, e per venti minuti non è successo niente più che le sue dita che disegnavano cerchi sul mio polso. Vi giuro che mi ricordo quei cerchi meglio di certe notti intere.

Il primo bacio l'ha dato lei. Corto, quasi una domanda. Il secondo l'ho dato io, e non era più corto. Sentivo la sua mano aprirsi sulla mia nuca, la sua gamba che scivolava sopra la mia, il vestito verde che si spostava di quel poco che basta.

Mi ha detto all'orecchio esattamente cosa voleva e cosa no. Due frasi. Mai nella vita nessuna donna mi aveva parlato così, e mai nella vita io sono stato così presente in quello che stavo facendo. Perché quando sai i confini, dentro quei confini puoi essere completamente libero.

Siamo saliti. Della camera dico solo che l'ho baciata dalle ginocchia in su con una pazienza che non sapevo di avere, e che quando mi ha stretto i capelli tra le dita ho pensato che dieci anni di insistenza non mi avevano dato un decimo di quello.

Poi ci siamo rivestiti, abbiamo bevuto una cosa, abbiamo riso della frase sul freddo. Non ci siamo scambiati il numero: era giusto così, e ce lo siamo detto.

Torno spesso. Ma non torno più per portare a casa qualcosa. Torno perché quella notte ho imparato che l'attesa non è il tempo prima del desiderio: è il desiderio.

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