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La testimone dell'addio al celibato

Raccontato da Chiara, 30 anni · Latina

Alessio è il mio migliore amico da quando avevamo quindici anni. Quando mi ha chiesto di organizzare il suo addio al celibato, ho detto sì senza pensarci. Poi mi ha detto che sarei stata l'unica donna in un gruppo di sei uomini e ho iniziato a pensarci.

Volevo evitare le solite cose: ristorante rumoroso, discoteca piena di ragazzini, lui costretto a fare lo scemo con una scollatura finta. Volevo una serata da adulti, elegante e un po' diversa. È così che ho trovato Villa Afrodite, a venti minuti da Latina.

All'inizio ero intimidita. Entrare in un club privé con cinque uomini che conosco da una vita ma che in quel contesto erano comunque uomini mi metteva ansia. Poi ho capito che il posto funziona proprio perché le regole tolgono quell'ansia.

Lo sportello ci ha accolti senza sorrisi forzati. Ci hanno spiegato tutto: telefoni, dress code, spazi, consenso. La frase che mi ha convinta è stata: «Qui il no vale più del sì, per tutti». Ho pensato: se funziona per me, funziona per tutti.

I ragazzi si sono comportati bene. Meglio del previsto. Dopo il primo drink hanno smesso di fare i quindicenni e sono tornati ad essere i miei amici: quelli che ridono delle stesse cose da anni, che si prendono in giro senza mai essere cattivi, che sanno quando fermarsi.

A mezzanotte una coppia ci ha chiesto se poteva unirsi al tavolo. Lui era sui quaranta, lei un po' più giovane, entrambi eleganti e con un modo di parlare che metteva subito a proprio agio. Abbiamo passato un'ora e mezza a chiacchierare di matrimoni, di viaggi, di quanto sia assurdo organizzare una festa che piaccia a tutti.

A un certo punto lei mi ha guardata e ha detto: «Sei brava a tenerli a bada.» Ho risposto che non li tenevo a bada, erano già bravi da soli. Lei ha riso e mi ha offerto da bere. Quel gesto, da una donna a un'altra in un posto del genere, mi ha fatto capire che l'atmosfera era davvero diversa da quello che immaginavo.

Alessio, intanto, era felice. Non ubriaco, non imbarazzato, non costretto a niente. Solo felice. Mi ha detto: «Grazie, questa è esattamente quello che volevo». Per me quella frase vale più di qualsiasi altra cosa.

La serata è finita alle tre, con noi seduti in giardino a bere acqua e a guardare la piscina. I ragazzi parlavano di calcio, io e lei parlavamo di abiti. Tutto normale, tutto strano, tutto perfetto.

Sono tornata a casa convinta di una cosa: un addio al celibato fatto bene non è l'ultima notte di libertà dello sposo. È la serata in cui gli amici più stretti gli ricordano chi è, e che sta per fare la scelta giusta.

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